Non è l'ennesimo blog su Jane Austen... almeno non solo. E' uno spazio in cui si parla di libri, sopratutto di libri d'amore. Regency romance, ma anche chick lit e mummy lit per usare le più recenti definizioni sul genere. Caratteristiche fondamentali: happy end e sottile ironia. Capito il genere? Piace anche a voi? E allora, forza, alzi la mano chi di voi non ha, almeno per una volta sognato Pemberley. (Vai al primo post...)

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martedì 13 novembre 2007

Interludio

In questo periodo sto trascurando un po' il blog, anche se mi ero riproposta di non scendere al di sotto di un post alla settimana. E' che è un periodo piuttosto... complicato, per usare un eufemismo. Ma quando scrivere diventa difficile (intendo ovviamente l'atto creativo dello scrivere) rimane ancora una possibilità: copiare. Mentre preparavo la tesi di laurea avevo attaccato alla scrivania un foglietto con una frase che sarebbe dovuta servire a tacitare la mia coscienza in crisi per lo scarso contributo che mi sembrava di dare alla ricerca scientifica, mentre attingevo a grandi mani ai contributi di altri: "Chi copia un libro fa un plagio, chi ne copia tanti fa una tesi di laurea". Ora ovviamente non ho intenzione di fare un plagio ne tantomeno una tesi di laurea, ma semplicemente di ingannare il tempo che passerà fino al prossimo "contributo originale" con un brano da Crisi di compleanno, ancora di Mike Gayle. Capirete dopo averlo letto che questo brano non poteva non stare in questo blog.
-Che cosa ti ha fatto capire di essere alla fine della nostra storia?-
chiesi, cercando di affrontare il discorso.
-E' stato un fatto solo, o una combinazione di eventi?-
-Penso che sia stato il film che abbiamo visto da Sara e Jimmy lo scorso weekend-
rispose, giocherellando ancora con le dita dei piedi.
-Il paziente inglese?-
Annuì. -Mi ha fatto riflettere, capisci? La moglie di quel poveraccio inglese scappa con il pilota tedesco, e questo avrebbe dovuto essere romantico. voglio dire, queste storie d'amore sono ... squallide, delle vere porcherie. e con questo credo di voler dire che... Bhe, hai presente Emily?-
Emily era una delle colleghe di Elaine. -Sai che ha rotto con il suo fidanzato, Jez, perchè lui ha dato fuori di matto quando si è reso conto di non aver fatto niente di concreto nella sua vita?-
-Credo che quello che Jez intendesse fare , e che in effetti stava facendo, fosse frequentare altre donne.-
-si da il caso che lei avesse fantastiliardi di storie con qualsiasi essere vivente dotato di muscoli e petto villoso.-
-Fantastiliardi?- Chiesi con una smorfia
-Miliardi di fantastiliardi-, ribadì Elaine -Orribile non credi? Evidentemente si erano stufati l'uno dell'altra ma avevano paura di troncare la relazione, e per questo si sono inflitti mesi di torture prima di riuscire a prendere una decisione...-
(...)
-Quindi mi stai dicendo che se avessimo afittato Orgoglio e pregiudizio come voleva Sara invece del Paziente inglese, saremmo ancora insieme? Questa è bella davvero!-
Elaine scoppiò a ridere come se le avessi fatto il solletico
-No-, disse dopo essersi ripresa. -Sarebbe successo comunque. Ma invece di quella schifezza del Paziente inglese avrei guardato l'amore folle tra Darcy ed Elisabeth Bennet, e avrei capito che per me tu non avresti mai potuto essere come lui.-
-Si. E che tu non saresti mai stata come lei-

domenica 14 ottobre 2007

C'era anche Jo?


Di solito, da buona fanatica del lieto fine, amo i libri scontati (e non solo nel prezzo:-). Mi va benissimo la struttura narrativa "tipo" del classico romanzo d'amore che si ritrova spesso anche nei romanzi della Chick Lit: innamoramento - peripezie - unione - elemento di disturbo - rottura - riunione - happy ending . E mi va altrettanto bene la versione ancora più semplice: innamoramento - peripezie - unione - happy ending. C'era anche Jo? di Mike Gayle pur restando nel campo della Lad Lit, come viene ormai definita la risposta maschile alla Chick esce però decisamente fuori da questo schema. E' una storia bella e piena di sentimento scritta con il solito tocco leggero e umoristico ma a tratti molto profonda. E' la storia di Rob, che per stare vicino alla fidanzata Ashley, si trasferisce a Manchester abbandonando Londra e gli amici con i quali sta a meraviglia. Nella nuova città si rende presto conto che farsi nuovi amici non è per niente facile... specie se hai più di trent'anni e lavori a casa da solo. Per Rob è l'inizio di un periodo abbastanza grigio caratterizzato da serate solitarie al pub con una birra come unica compagnia. Fino a che ad una festa non incontra per caso una persona... che diventerà sua amica... amica con la "a" perché questa persona è appunto una donna. In questa storia infatti ci sono Rob e Ashley, ma c'è anche Jo. E Jo in un romanzo più scontato avrebbe potuto rappresentare quell'elemento di disturbo che determina la "rottura"... l'ostacolo che la coppia deve attraversare per la conquista del lieto fine. In questo libro no. In questo libro le storie d'amore diventano due, perché c'è una sola parola per definire l'amore, ma ci sono diversi tipi d'amore. Il sentimento che lega Rob e Jo è quel sentimento borderline fatto di affetto, comunione d'interessi e perchè no? anche attrazione, talmente vicino all'amore che ti fa scegliere un'altra persona come compagna di vita, che per accorgerti della differenza potresti aver bisogno di un termine di paragone. E' la stessa differenza che c'è tra la mente e il cuore secondo Jo. E al cuore, si sa non si comanda... Alla mente si?

domenica 7 ottobre 2007

Non è bello ciò che è bello...

Noi biblioatipici (bibliotecari laureati e qualificati dipendenti però da cooperative di servizi esterne e non direttamente dagli enti nei quali lavorano) capita spesso di lavorare in più biblioteche contemporaneamente il che ha i suoi lati positivi e anche quelli negativi. Per fermarci a quelli positivi, lavorare in più biblioteche di pubblica lettura da diretto accesso a una maggiore quantità di libri, e quindi maggiore possibilità di trovarne qualcuno di proprio interesse e non rimanere mai senza letture. Il che per i lettori compulsivi non è niente male. Se poi tu ti dovessi spostare verso biblioteche di dipartimento ultra specialistiche dove è un po’ difficile trovare della letteratura di svago c'è qualche collega premurosa che pensa a te. E allora capita di ritrovarsi sulla scrivania dei libri con un post it giallo sulla copertina e delle semplici annotazioni “per Sandra da Piera”, “per Sandra, non so com’è perché non l’ho ancora letto” oppure “per Sandra, è molto bello”. Questo messaggio in particolare si riferiva a C’era anche Jo di Mike Gayle (che recensirò in seguito). Ed eccoci arrivati al focus del post. Si può definire “molto bello” un romanzo di Mike Gayle o un qualunque romanzo “leggero”? Io non ho dubbi sulla risposta ma anche la persona che ha posto la domanda (un’altra collega) sembrava non averne: assolutamente no. E ha aggiunto che potevamo permetterci di usare simili definizioni solo perché sapevamo entrambe di parlare di un autore che ci piace, ma che se un utente della biblioteca avesse chiesto un parere sul libro e noi avessimo risposto che era “molto bello”, sicuramente l’utente in questione si sarebbe aspettato qualcosa di più. Ora premesso che non voglio assolutamente lanciarmi in una discussione su paradigmi estetici e cose simili, io penso che la bellezza sia qualcosa che ti da una sensazione di benessere e in quanto tale ci sia in essa molto di soggettivo… anche se poi per formazione culturale ogni tanto anche a me viene da ricorrere ai canoni. Comunque ho risposto alla mia collega che se alla signora Xxxxx che mi chiedeva un parere sulle Affinità elettive avessi risposto che era “molto bello”, avrei fatto meglio a scegliere per lei un’edizione in brossura, perché avrei avuto grosse possibilità di vedermelo arrivare in testa il giorno della restituzione.